Le ballerine (scarpe) e la discriminazione di genere

Trans, Drag Queen e Travestiti: un popolo senza ballerine (scarpe)?

drag queen stupore

La ballerina no, non l’avevo considerata

Premessa: esiste una discriminazione sessuale attorno a quella che possiamo chiamare No Footer Zone (NFZ).

Di cosa si tratta? la NFZ è fatta di cose che possono diventare antisesso, quindi rovinare l’eccitazione sessuale. Sarebbero:

1. Piedi (se non della forma giusta) 
2. Caviglie (appena siano anche appena grosse)
3. Gambaletti (o calzini)
4. Ballerine (scarpe) senza tacco o con tacco bassissimo.

Le ballerine sembrano addirittura l’elemento più maledetto di tutti.

Come ha dimostrato Sesso Tra Sfigati, la No Footer Zone è sbagliata, poiché va contro la regola che: un dettaglio non deve mai rovinare l’insieme, ma l’insieme può valorizzarsi da un dettaglio.

Drag Queen e ballerine: rapporto impossibile?

Esamineremo poi anche Transessuali e Travestiti, adesso concentriamoci sulle Drag Queen che fanno spettacolo rappresentando la femminilità. Mentre le ballerine, appunto, sarebbero una mortificazione per la femminilità.

La conseguenza logica vorrebbe che non ci siano Drag Queen che si esibiscono con le ballerine.

Un momento! Eppure le ballerine (quando vengono intese come indumento antisesso) sono frutto di un pensiero discriminatorio. Fanno parte del cosiddetto “quadrilatero della morte sessuale” che comprende anche piede, caviglia, gambaletti, quella che abbiamo definito come No Footer Zone.  Continua a leggere

La Camera Di Valentina e la pornografia nell’arte: Dall’antichità a Instagram

greci-romani Pornografia

greci-romani (… la pornografia e la morte erano incredibilmente simili….)

Un altro interessante, caldo, intrigante, ma soprattutto coltissimo post di La Camera di Valentina (qui tutti gli articoli) a cura di Gea Di Bella. In questo caso, come dice il titolo, si parla di pornografia partendo da lontano… Buona lettura!

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Pòrne e l’origine della rappresentazione.

“Pòrne” (prostituta) e “graphé” (disegno). Rappresentare, scrivere, narrare le prostitute è pornografia.
La vostra Valentina è andata a studiare un po’ di greco per un dubbio scaturito dopo un normale pomeriggio passato su Instagram: Com’è che tanti pornografi si definiscono “artisti dell’eros”? 
Cercando di dare una risposta a questo quesito e dato che, come ogni arte, anche quella erotica ha origini lontane, nel tempo, V. ha dovuto viaggiare sino all’antichità.
Allacciate le cinture, si parte

I Greci e i Romani: il sesso per allontanare la morte e unirsi agli dèi

Per gli antichi greci la pornografia e la morte erano incredibilmente simili. “La morte è vuota e oscura come la donna”; ogni grotta conduceva all’Ade, anche quelle umane, senza via di fuga,. Il sesso faceva paura, per quanto soddisfacente e abituale fosse. Così, per esorcizzare la morte e il timore dell’incognito, decorarono molta dell’arte vascolare a noi arrivata con scene erotiche molto, molto spinte.

Non c’erano filtri nella pornografia greca e così ogni fantasia – od ogni incubo – era cristallizzato nelle pitture e nelle incisioni di vasi, anfore e coppe.

I romani hanno ereditato la stessa concezione, azzardando un poco più di audacia nell’ingordigia del piacere: per loro rappresentare il sesso era come segnare un contratto con un’unione divina: così come gli dèi erano atti a riti orgiastici, così erano loro: una pornografia senza scrupoli, su affreschi e mosaici, che sfidava la morte tramite la gioia erotica.

Medioevo e Rinascimento: monito morale e libertà

Può apparire inconsueto accomunare due epoche che da sempre sono paragonate come opposte, per una serie di motivi culturali e sociali. Eppure la pornografia, a distanza di secoli, le accomuna.
Il Medioevo viveva una religione non ancora condita di ipocrisia e il sesso era molto meno pudico di quanto pensassimo.

Libro del Decamerone Francia (pornografia con morale?)

Libro del Decamerone Francia (pornografia con morale?)

il Rinascimento, nel pieno di scoperte scientifiche e filosofiche, immortalava scene erotiche in composizioni studiate per omaggiare Dio – figura forse messa in discussione, ma mai abbandonata -. In due epoche ben distinte e distanti la pornografia agiva, nella sua crudezza, come monito morale: è più facile trovare la retta via osservando il demonio, che non seguendo il buon esempio.

Quando la pornografia diventa oscenità?

Succede all’incirca dopo la rivoluzione francese. Dobbiamo quindi aspettare la fine del settecento e l’inizio dell’ottocento per trovare acquerelli, incisioni e litografie che siano meramente volgari, satiriche, caricaturali e assolutamente oscene per concepire la pornografia come volgarità. Continua a leggere

Una di 40 anni non è una Milf (di Marco G.)

Una di 40 anni che fisicamente non c'entra nulla col concetto di Milf

Una di 40 anni che fisicamente non c’entra nulla col concetto di Milf

Chi è Marco G? E’ un giovane con un fisico un po’ così, che fa collezione di storie con ragazze o donne ritenute poco attraenti. Ovvio, a lui piacciono perché hanno magari un bel sedere, belle mani, qualche altro particolare. Marco G. è quindi uno che mette in pratica le idee di Sesso Tra Sfigati.

Marco G non è uno che va con chiunque basta respiri. E’ uno che ha capito quale sia il suo potenziale e quello di chi gli sta attorno.

Ci racconterà (in più puntate) delle sue avventure con una di 40 anni, che non assomiglia minimamente all’aspetto che si attribuisce alle cosiddette Milf. Buona scoperta!


C’è una quarantenne che mi fa sentire strano.  Lei non è una Milf, categoria che mi mette una gran tristezza. Io non  sono un toy boy, altra categoria che sfugge alla mia mente. Forse perché fisicamente non ci azzecco proprio, non ho il fisico glabro, con gli addominali a tartaruga ma non troppo, il capello scanzonato e la faccia da giovane coglione, ma vispa.

Il toy boy sono convinto l’abbiano inventato degli sceneggiatori di Hollywood in un momento che si erano fatti di qualcosa di allucinogeno. Hanno detto: “Wow, questa roba è potente, si venderà come il pane!!!” Così adesso abbiamo il toy boy. Sticazzi! 

Sono solo luoghi comuni: lei annoiata che vuole solo fare sesso e pretende la carnazza giovane, a un lui che si eccita a vedere il donnone leggermente sgualcito. Lei in vestaglia, tettone rifatte, vagina rigorosamente un po’ slabbrata, lui a torso nudo con un cazzo di 22 centimetri già pronto sotto i boxer e il glande gonfio che sa di frutto acerbo, come se fosse normale che la gente si incontri in così nella vita di tutti giorni.

Paola è diversa, io sono diverso, anzi: eravamo. Per raccontare la nostra assurda storia di sesso vorrei partire dalla fine, o meglio dall’incidente finale: 

Le cose andavano come speravo andassero. Nella nostra storia di sesso, lei col doppio dei miei anni, l’iniziativa era sempre stata mia: io proponevo la fantasia da realizzare, lei di solito accettava mettendoci qualcosa di suo.

Alla mia ultima “richiesta” mi aveva dato appuntamento in centro alle 17. Era un buon segno da un lato, era stranissimo dall’altro. Mi ero chiesto cosa avesse in mente. Di sicuro una sorpresa, tipo un appartamento o un alberghetto a ore preso per sollazzarci e fare ogni cosa con calma.

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Vado verso di lei con un passo sicuro, quasi una danza…

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Quasi Perfetta (racconto di Paola Rambaldi)

reggiseno sportivo, quasi perfetta

a volte la visione del seno può riservare delle sorprese davvero particolari anche in chi è quasi perfetta

La scrittrice bolognese Paola Rambaldi* ci propone uno dei suoi deliziosi racconti presi dalla vita di tutti i giorni, dall’osservazione di una sessualità altrui a volte assai bizzarra. In questo caso l’attrazione verso una donna “quasi perfetta”. Buona lettura… (leggi altro nella sezione Racconti)

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L’amico che da decenni ti confida le sue conquiste:

– Sai, qualche settimana fa ho conosciuto Anna, una tipa bellissima.

– Oh finalmente! Ne  sono proprio contenta.

È  da un po’ che non si fidanza e da tempo lamenta la sua condizione di single.

– E com’è?

– Simpatica, occhi bellissimi, battuta pronta, e poi è molto alta, e lo sai che mi piacciono alte…

– Lo so lo so. Ed  è anche libera di stato? Sì insomma non è fidanzata o sposata come le altre?

– No no, questa è  libera, liberissima.

Eppure la faccia del tuo amico non è serena e  mentre parla lascia continue pause che lasciano presagire un ma… che  tarda ad arrivare.

– E, avete già… consumato?

– Sì sì.

– Però non ti sento convinto.

– Non è che non sono convinto, è che  quando si è spogliata aveva delle tette che… ecco io delle tette così non le avevo mai viste…

– Beh! Non sarà la prima con le tette rifatte.

– Non erano rifatte, ma erano strane.

– Strane come?

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Innocenti dopo 30 anni di condanna!

Ennesimo caso di malagiustizia!

Erano state condannate in modo sommario e bollate con un marchio infamante di fronte all’opinione pubblica, senza uno straccio di prova, grazie a indizi che si sono rivelati falsi. Adesso l’accusa di essere antisesso è crollata, ma il marchio d’infamia rimane. Chi pagherà per aver creato tutto ciò?

Stiamo parlando delle ballerine, le scarpe senza tacco o con un tacco bassissimo.

Per decenni sono state accusate di essere “antisesso”, di far perdere l’erezione ai maschi.  Ma grazie alla tenacia di un pool di attivisti per i diritti sessuali, ispirati da Sesso Tra Sfigati, la verità finalmente è venuta a galla.

Nessuna scopata può saltare perché lei ha le ballerine. Questo è il dato di fatto.

ballerine scarpe, non sono antisesso

dobbiamo avere paura di queste? di un paio di ballerine?!?

Dopo una lunga controversia la Corte d’APPello di Torino ha ratificato la sentenza. L’onore delle ballerine è salvo. Durante il dibattimento sono stati portati diversi testimoni a favore. Tra questi Mario K. Beneventani studente in architettura italo irlandese: Continua a leggere

La Camera Di Valentina: le uova sulle tette e una lunga storia di passione

Sara Lorusso

Sara Lorusso; sessualità senza filtro e metafore genuine (link sull’immagine)

Terzo articolo de La Camera di Valentina. A cura della scrittrice e blogger Gea Di Bella (leggi post sulla semiotica della bocca aperta e quello sui Maneskin). Qui ci propone un’interessante analisi del rapporto tra arte erotica e cibo, a come si sia arrivati in modo un po’ provocatorio ad appoggiare uova, patatine e altro sulle parti intime. 

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Nella lunga storia dell’arte erotica il cibo ha sempre avuto una rilevanza, nella rappresentazione di un soggetto a tema sessuale.
Alludere tramite simbologie alimentari era il modo più efficace per rappresentare il sesso senza esplicitarlo. Tutt’oggi gli artisti che pongono il sesso come soggetto delle loro opere, non discriminano l’utilizzo del cibo. Cambiano i mezzi, ma non la sostanza.

Una sintetica ricostruzione storica: il fico e la zucca

La storia dell’arte, antica e moderna, non manca di allegorie. Fin dalle rappresentazioni più antiche ogni oggetto era uso rappresentare un concetto, questo ci è noto.
La particolarità della rappresentazione sessuale è quella di essere talmente eterna – oggi come allora sentiamo la necessità di esprimere e raccontare il sesso – da non mutare troppo tra un’era e l’altra.

I frutti sono sempre stati simbolo di sessualità, in particolare il fico – risaputo simbolo della sessualità e dell’organo femminile – risulta protagonista di moltissime opere, proprio per il suo significato sessuale.

Adamo ed Eva vengono rappresentati con delle larghe foglie di fico, sia al momento della consumazione del frutto proibito, sia nella cacciata dall’Eden. Interessante che la foglia che nasconda le loro vergogne appartenga a un frutto che simboleggia l’organo femminile. Se la mela rappresenta la conoscenza, intoccabile (dal latino “malum” che significa anche “male”), allora il fico è il frutto della conoscenza toccata e per questo da nascondere?

Nei primi del Cinquecento Raffaello viene incaricato da Agostino Chigi di affrescare Villa Farnesina. Con la collaborazione dei suoi allievi ne affresca le stanze e ciò che Valentina vorrebbe mostrarvi, è la Loggia di Psiche:

Il collaboratore e allievo di Raffaello, Giovanni da Udine, nelle decorazioni vegetali che incorniciano i corpi raffaelleschi, dipinge una zucca – dall’evidente forma fallica – in procinto di penetrare un fico. Questo non è soltanto un simbolo di fertilità e di sessualità, ma anche di buon auspicio.

Infatti la zucca, da parte sua, ha una determinata simbologia che va oltre il sesso. Grande novità dal “nuovo mondo”, era simbolo anche di ricchezza e prosperità economica, per via dei suoi semi che sembrano tante pepite d’oro. Raffaello, sempre nella medesima loggia, raffigura Hermes – dio dell’intelligenza concreta – con una zucca sopra di sé: un augurio di buon auspicio nel commercio indirizzato al suo committente.

Valentina trova adorabile che la zucca (sostantivo femminile) rappresenti l’organo maschile – duro, lungo, pieno, resistente – e il fico (sostantivo maschile) invece, rappresenti quello femminile – morbido, umido, fitto. Una raffigurazione fedele alla natura, dove la “teoria del gender” non esiste o non è qualcosa che fa paura.

Vincenzo Campi - La Fruttivendola

Vincenzo Campi – La Fruttivendola

Moltissimi quadri seicenteschi rappresentano, nelle scene di mercato, zucche e fichi in combinazioni di giustapposizione e vicinanza non casuali. Dagli artisti olandesi a quelli italiani, nessuno esclude questa accoppiata vincente che è insieme segno di fertilità, abbondanza e smisurata passione.

Dal cibo contemplato a quello mangiato

Dall’Ottocento in poi le cose cambiano, lasciando meno spazio alle allegorie per buoni auspici e dando rilevanza, invece, a vere e proprie rappresentazioni allusive per il semplice gusto di provocare ed eccitare.

In tutta Europa esistono acquerelli, acqueforti, incisioni e disegni dove vengono raffigurati gli sfizi di Corte. Moltissimi quelli francesi, nei quali giovani aristocratici libertini si danno alla pazza gioia con le cortigiane.

In alcune raccolte tedesche si trovano spesso scene erotiche nelle quali è molto presente il vino, simbolo anche quello di voluttà, di lusso e di ricchezza. Spuntano, quindi, opere nelle quali il cibo non è solo contemplato per assumere concettualmente un’allegoria, ma figurato come vero e proprio oggetto del piacere al pari del sesso e inscindibile da questo.

collage: due acquerelli tedeschi dell’ottocento

collage: due acquerelli tedeschi dell’ottocento

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Inchiavabilità, gambaletti e rapporti sessuali

Grafico: inchiavabilità, gambaletto, rapporti sessuali

Più si diffonde il concetto di inchiavabilità, più calano i rapporti sessuali e quelli col gambaletto

Che relazione esiste tra l’idea di “Inchiavabilità” già condannata dall’Accademia della Crùsca, l’uso del gambaletto da molti definito “antisesso” ma non da tutti e il numero di rapporti sessuali? Lo può spiegare una ricerca* ordinata da Sesso Tra Sfigati che vediamo  nel grafico qui sopra.  Sono presenti tre valori:

  1. Le volte in cui è stato usato il termine “inchiavabile” per etichettare una persona  – misurato in decine di migliaia, linea verde.
  2. Il numero di rapporti sessuali avvenuti in presenza di un gambaletto o calzino (anche se a un certo punto sia stato tolto) – misurato in centinaia di migliaia, linea rossa.
  3. Il numero totale dei rapporti sessuali – misurato in bilioni, linea blu.

Il periodo è quello dal 2010 al 2017. Si parte da un elevatissimo uso della parola “inchiavabile” che coincide con un basso numero sia di rapporti sessuali che di rapporti col gambaletto. La relazione è semplice: più selettivi sono i criteri d’ingresso, meno gente entra. La sorpresa è che diminuisca di pari passo anche il rifiuto del gambaletto.

Nel 2012 (anno in cui in alcuni paesi dell’Eurozona si verifica una timida ripresa economica) la parola “inchiavabile” subisce un crollo e viene sopravanzata sia dai rapporti sessuali totali che da quelli col gambaletto. Poi succede che l’inchiavabilità torni a essere in rialzo, sopravanzando sia sesso che gambaletto.

La fase dura per un periodo di 3 anni, poi nel 2016 il numero dei rapporti sessuali supera l’inchiavabilità e traina verso l’alto anche i rapporti col gambaletto che l’anno dopo (il 2017) sorpassano per la seconda volta nel periodo l’inchiavabilità (che registra pure un ritardo importante dai rapporti sessuali totali).

“La tendenza è positiva, ma non bisogna abbassare la guardia” è stato il commento di Sesso Tra Sfigati. “L’inchiavabilità è un concetto malato che tende a classificare le persone in caste sessuali e/o affettive. In tutto ciò il gambaletto è assurto a simbolo di libertà e integrazione.

Fuck the mainstream.”

*Realizzata con la formula: Form Auto Keep Enter (FAKE)

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Le peggiori esperienze con strafighi

Sesso Tra Sfigati raccoglie anche esperienze negative di sesso con persone molto attraenti (strafighi o strafighe). Queste persone, spesso, sono afflitte da narcisismo, quindi non in grado di creare uno scambio gratificante col partner (leggi qui). Ce ne parla una lettrice. Non è dato di sapere se il racconto sia reale al 100%, però è davvero efficace. Buona lettura:

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La persona di cui parlo è conosciuta e preferisco non dire nulla che possa identificarlo. È un figo della madonna, questo glielo riconosco. Il fatto è successo dopo una delle sue esibizioni pubbliche che fa in giro per l’Italia. Io ero presente e decisa a farmelo, ero andata lì apposta (scusate tanto). Non è stato difficile agganciarlo dopo che aveva finito di firmare autografi. Siamo finiti dietro le quinte e ho iniziato a praticargli del sesso orale. Non per vantarmi, ma gliel’ho fatto davvero bene.

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Giuro, davvero. Non gliene importava niente di me, del pompino, eccetera.

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Lui intanto gemeva. Però forse mi sarei aspettata di più. Sembrava troppo regolare, quasi tipo quando russi. Alla fine è venuto senza darmi alcun preavviso (quasi sempre i maschi ti dicono un “vengo” per farti capire che, se vuoi, puoi stare lì a bocca aperta oppure puoi scansarti). Lui manco per un tubo. Il suo prezioso liquido mi è finito un po’  sulle labbra, un po’ in faccia, un po’ sulla camicetta.

Lui si è tirato su le mutande e i pantaloni in fretta e ha detto una cosa che mi ha gelata: “Ti è piaciuto?”

A parte che avrei dovuto dirlo io. La fatica era stata tutta mia, il piacere tutto suo. Ma poi ho notato una cosa assurda: non aspettava minimamente la mia risposta. La domanda l’aveva fatta a se stesso!!! “Ti è piaciuto?” Giuro, davvero. Non gliene importava niente di me, del pompino, eccetera.

Stava intervistando se stesso.

Sono andata via in fretta senza salutarlo. “Ehi, ciao” mi ha detto distrattamente (forse era nel pieno dell’autointervista). A casa mi sono messa a lungo sotto la doccia sfregando come una pazza, mi sono lavata i denti, ho fatto degli sciacqui furiosi con collutorio.

È stata un’esperienza surreale.

“Ti è piaciuto?” ma vaffanculo!

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“Ti amo” è la frase più oscena che ci sia?

Due amanti

Ti amo

In quali casi dire “Ti amo” può essere una trasgressione? Ovvio: in una storia di sesso, dove il massimo della soddisfazione fisica equivale a nessun sentimento.
In un post precedente (Incontri tra gente che non si piace) viene raccontata una situazione più diffusa di quel che si pensi: la storia di sesso con  un partner che in condizioni normali non piacerebbe, col quale scatta qualcosa che va oltre la semplice estetica.
In questo post, la medesima protagonista si concentra sulla sorpresa più grande di tutte: quando, durante il sesso, prorompe la frase più fuori luogo di tutte: “Ti amo”.

 Attenzione: questo articolo contiene descrizioni di sesso esplicito, non pornografico, ma che hanno un valore di contenuto e testimonianza.

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Ogni tanto tra noi quella frase lì viene fuori. La dico io, la dice lui (sussurrata, rauca urlata). Io veramente la penso pure. Addirittura. Non gli ho mai chiesto se venga in mente anche a lui.

“Ti amo”: sempre al culmine di qualcosa.

In un porno non succederebbe mai. Lì dicono “Oh my God! Oh yeah! Sì, sì, dai, ancora! Oh baby!”

Non così tra noi.

Al culmine di quando mi prende da dietro, quanto l’attrito  iniziale diventa un godimento travolgente. Mentre lui mi colpisce a fondo, concentrato a sbattermi con violenza crescente, mi esce fuori un:

“Ti amo, ti amo, ti amo”

Lui, quasi come a farmi il coro, non appena ha trovato il ritmo giusto, scandisce il ritmo degli affondi: Continua a leggere

La Camera di Valentina: Maneskin l’ambiguità che vende

Oggi i Maneskin, domani chissà…

I Maneskin gruppo di culto uscito da X Factor

I Maneskin (da http://www.repubblica.it/)

Secondo articolo di La Camera Di Valentina, rubrica su arte, sessualità e iconografia a cura di Gea Di Bella (leggi il precedente Semiotica della bocca aperta) Qui vendono analizzati i Maneskin, fenomeno uscito dall’ultimo X-Factor.

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Che la musica fosse intrisa di carnalità e sentimento non lo scopriamo oggi; che il rock rispecchi al meglio questa essenza binomiale, neanche; che oggi sia la musica, sia la carnalità, sia il sentimento, sia il rock siano un po’ in crisi di nuove idee, be’, lo sappiamo talmente bene che ormai ci abbiamo fatto quasi l’abitudine…

Ma non è mai tardi per farsi un’idea di quello che ci circonda, per contestualizzare, cercare di analizzare, carpire le contraddizioni e le delizie di questi nostri giorni e magari, chi lo sa, cambiarli.

La vostra Valentina è qui per questo – se non ci aiutiamo tra di noi…-. Incuriosita dalla radio, è andata a cercare notizie riguardi certi “Maneskin”, scoprendo che è la nuova band rivelazione di X Factor; che fa rock – contaminato da altri generi per non definirne alcuno – e che causa un’esplosione ormonale su soggetti che variano dai 16 ai 50 anni.

Secondo voi la vostra Valentina poteva farsi sfuggire quest’ultimo dettaglio? Non c’è niente che intrighi di più di nuova musica che sia tanto attraente da fare svenire chiunque l’ascolti.

“Nuova”, poi, è in realtà un aggettivo che lasciamo a chi se ne intende, magari. Una diatriba su i Maneskin dal punto di vista tecnico, musicale e originale non vogliamo causarla, non oggi.

Questi giovanissimi ragazzi stanno vivendo il loro sogno sotto le luci della ribalta e l’unico augurio che è il caso di fare è quello di continuare a crescere e a divertirsi; come possiamo sapere, d’altronde, che tra qualche anno, superate le bufere del pubblico, non si rivelino proprio la band geniale del nostro secolo?

Quanti altri gruppi sono passati sotto il fango dell’opinione pubblica per poi sorgere splendenti sopra le teste di tutti?

Purtroppo però Valentina stasera qualcuno lo farà arrabbiare comunque; dovrà comunque fendere una lama di delusione verso tutti i fan e tutte le fan che necessitano un cambio di mutande quando sono intenti a mirare l’aurea erotica di questi ragazzi.

David Bowie, occhiali, sigaretta, capelli arancioni

David Bowie (da Rolling Stones) un simbolo anche “visivo” ma non solo questo

Perché non solo parliamo di una manovra strategica di vendita di immagine assolutamente banale – la rock star tutta sesso e voce graffiante che non sai da che lato ti piglia è una scuola fondata anni e anni fa, da maestri tuttora insuperati -, ma anche di un erotismo scarno, patinato e finto che bisogna essere altrettanto barbie per poterci cascare. Continua a leggere

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