La Culona

 

La scrittrice bolognese Paola Rambaldi* ci delizia con un racconto di vita vissuta in cui la mania per la perfezione viene sconfitta da quella per una parte del corpo. Questo è il senso profondo di: “La Culona“. Buona lettura…

La Culona

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Il mio amico Angelo era sposato da una vita con la stessa moglie che non avrebbe mai lasciato per tutto l’oro del mondo. La  santa donna gli aveva sempre perdonato ogni scappatella senza rompere le palle.
Varie amanti si erano susseguite negli anni, sempre più giovani e sempre con dei fisici da paura. Dei fisici da copertina di Play Boy per intenderci. Era un fissato per la perfezione.
Io ero la sua confidente. Pranzavamo insieme tutti i giorni durante le pause lavorative e ogni volta mi diceva “Apri il cruscotto e guarda cosa c’è!” io aprivo e mi mostrava delle mutandine in pizzo o dei perizomini colorati che le donne gli lasciavano in pegno durante le cene al ristorante.
“Questo è di tizia” e giù a raccontare la  serata piccante.
“E questo invece è il perizoma di Caia, hai presente quella che faceva tanto la difficile?”
Poi un giorno raccontò di essersi incaponito per una culona, come la chiamava lui.

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…allargava le mani nel gesto di prenderla mimando i colpi pelvici…

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“Una culona?”
“Sì, non è brutta, perlomeno non sarebbe brutta se…”
“Se?”
“Se non avesse un culo grosso esagerato, ecco”.
“Ma non ti piacevano solo i sederini piccoli e sodi?”

Sbagliavo.
Da quel giorno la culona divenne un’ossessione. Smaniava per  invitarla fuori, per  concludere la serata al solito modo. Riportarla nell’ufficio vuoto, buttarla sulla scrivania e afferrare da dietro i bei naticoni per castigarla di brutto.
E mentre lo diceva allargava le mani nel gesto di prenderla mimando i colpi pelvici che avrebbe dato.
Ma lei lo evitava. Non lo considerava. Se la tirava come una bella  e questa cosa lo faceva uscire pazzo.

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C’erano un paio di mutande nere…

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Possibile? Che facesse la stronza con quel culo grosso che si ritrovava?
Col passare del tempo il termine culona nei  suoi racconti venne sostituito da un nome. Cheti.
Scritto proprio così come si pronuncia.
Per un po’ Angelo non  mostrò più il  cruscotto, preferiva parlare di  automobili.
Meditava di acquistare un SUV.
Fino al giorno che passò a prendermi raggiante.
“Guarda un po’ lì dentro” e additò di nuovo il portaoggetti dell’auto.
C’erano un paio di mutande nere in elastico contenitivo.
“Ma sono della Cheti?”
Nel mostrarle gli erano venuti gli occhi lucidi. Richiuse subito il cruscotto.
“Stavolta mi sono deciso al grande passo. Ne ho già parlato con mia moglie”.
“Compri  il SUV che ti piaceva tanto?”
“No, mi separo”.
“Sul serio?” lo guardai meravigliata.
“La Cheti è stata chiara, non continuerà a frequentarmi se non mi separo”.
“Ma non dicevi che non avresti mai lasciato tua moglie per tutto l’oro del mondo?”
“Stavolta è diverso. L’amo”.

E non scherzava.

Paola Rambaldi

*Paola Rambaldi, Castello di Serravalle (BO).  Ha iniziato a scrivere casualmente partecipando a dei concorsi letterari e vincendone una sessantina in 4 anni. Ha pubblicato: Tredici storie di Adriatico (Ed. del Gattaccio), Bassa e nera (Ed. Pontevecchio), La fudréra (Ed. REM) e  decine di racconti in riviste e antologie (Elliot, Pendragon, MobyDick, Sperling & Kupfer, Laurum, Zona, Felici, Stampa alternativa, Echos, Delmiglio e molti altri).
A dicembre 2017 uscirà  BRISA il suo primo romanzo. Scrive di cinema nella rubrica La schermitrice su Thriller Magazine e di libri su Libroguerriero.

Sesso Tra Sfigati.

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