La Camera Di Valentina: le uova sulle tette e una lunga storia di passione

Sara Lorusso

Sara Lorusso; sessualità senza filtro e metafore genuine (link sull’immagine)

Terzo articolo de La Camera di Valentina. A cura della scrittrice e blogger Gea Di Bella (leggi post sulla semiotica della bocca aperta e quello sui Maneskin). Qui ci propone un’interessante analisi del rapporto tra arte erotica e cibo, a come si sia arrivati in modo un po’ provocatorio ad appoggiare uova, patatine e altro sulle parti intime. 

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Nella lunga storia dell’arte erotica il cibo ha sempre avuto una rilevanza, nella rappresentazione di un soggetto a tema sessuale.
Alludere tramite simbologie alimentari era il modo più efficace per rappresentare il sesso senza esplicitarlo. Tutt’oggi gli artisti che pongono il sesso come soggetto delle loro opere, non discriminano l’utilizzo del cibo. Cambiano i mezzi, ma non la sostanza.

Una sintetica ricostruzione storica: il fico e la zucca

La storia dell’arte, antica e moderna, non manca di allegorie. Fin dalle rappresentazioni più antiche ogni oggetto era uso rappresentare un concetto, questo ci è noto.
La particolarità della rappresentazione sessuale è quella di essere talmente eterna – oggi come allora sentiamo la necessità di esprimere e raccontare il sesso – da non mutare troppo tra un’era e l’altra.

I frutti sono sempre stati simbolo di sessualità, in particolare il fico – risaputo simbolo della sessualità e dell’organo femminile – risulta protagonista di moltissime opere, proprio per il suo significato sessuale.

Adamo ed Eva vengono rappresentati con delle larghe foglie di fico, sia al momento della consumazione del frutto proibito, sia nella cacciata dall’Eden. Interessante che la foglia che nasconda le loro vergogne appartenga a un frutto che simboleggia l’organo femminile. Se la mela rappresenta la conoscenza, intoccabile (dal latino “malum” che significa anche “male”), allora il fico è il frutto della conoscenza toccata e per questo da nascondere?

Nei primi del Cinquecento Raffaello viene incaricato da Agostino Chigi di affrescare Villa Farnesina. Con la collaborazione dei suoi allievi ne affresca le stanze e ciò che Valentina vorrebbe mostrarvi, è la Loggia di Psiche:

Il collaboratore e allievo di Raffaello, Giovanni da Udine, nelle decorazioni vegetali che incorniciano i corpi raffaelleschi, dipinge una zucca – dall’evidente forma fallica – in procinto di penetrare un fico. Questo non è soltanto un simbolo di fertilità e di sessualità, ma anche di buon auspicio.

Infatti la zucca, da parte sua, ha una determinata simbologia che va oltre il sesso. Grande novità dal “nuovo mondo”, era simbolo anche di ricchezza e prosperità economica, per via dei suoi semi che sembrano tante pepite d’oro. Raffaello, sempre nella medesima loggia, raffigura Hermes – dio dell’intelligenza concreta – con una zucca sopra di sé: un augurio di buon auspicio nel commercio indirizzato al suo committente.

Valentina trova adorabile che la zucca (sostantivo femminile) rappresenti l’organo maschile – duro, lungo, pieno, resistente – e il fico (sostantivo maschile) invece, rappresenti quello femminile – morbido, umido, fitto. Una raffigurazione fedele alla natura, dove la “teoria del gender” non esiste o non è qualcosa che fa paura.

Vincenzo Campi - La Fruttivendola

Vincenzo Campi – La Fruttivendola

Moltissimi quadri seicenteschi rappresentano, nelle scene di mercato, zucche e fichi in combinazioni di giustapposizione e vicinanza non casuali. Dagli artisti olandesi a quelli italiani, nessuno esclude questa accoppiata vincente che è insieme segno di fertilità, abbondanza e smisurata passione.

Dal cibo contemplato a quello mangiato

Dall’Ottocento in poi le cose cambiano, lasciando meno spazio alle allegorie per buoni auspici e dando rilevanza, invece, a vere e proprie rappresentazioni allusive per il semplice gusto di provocare ed eccitare.

In tutta Europa esistono acquerelli, acqueforti, incisioni e disegni dove vengono raffigurati gli sfizi di Corte. Moltissimi quelli francesi, nei quali giovani aristocratici libertini si danno alla pazza gioia con le cortigiane.

In alcune raccolte tedesche si trovano spesso scene erotiche nelle quali è molto presente il vino, simbolo anche quello di voluttà, di lusso e di ricchezza. Spuntano, quindi, opere nelle quali il cibo non è solo contemplato per assumere concettualmente un’allegoria, ma figurato come vero e proprio oggetto del piacere al pari del sesso e inscindibile da questo.

collage: due acquerelli tedeschi dell’ottocento

collage: due acquerelli tedeschi dell’ottocento

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Inchiavabilità, gambaletti e rapporti sessuali

Grafico: inchiavabilità, gambaletto, rapporti sessuali

Più si diffonde il concetto di inchiavabilità, più calano i rapporti sessuali e quelli col gambaletto

Che relazione esiste tra l’idea di “Inchiavabilità” già condannata dall’Accademia della Crùsca, l’uso del gambaletto da molti definito “antisesso” ma non da tutti e il numero di rapporti sessuali? Lo può spiegare una ricerca* ordinata da Sesso Tra Sfigati che vediamo  nel grafico qui sopra.  Sono presenti tre valori:

  1. Le volte in cui è stato usato il termine “inchiavabile” per etichettare una persona  – misurato in decine di migliaia, linea verde.
  2. Il numero di rapporti sessuali avvenuti in presenza di un gambaletto o calzino (anche se a un certo punto sia stato tolto) – misurato in centinaia di migliaia, linea rossa.
  3. Il numero totale dei rapporti sessuali – misurato in bilioni, linea blu.

Il periodo è quello dal 2010 al 2017. Si parte da un elevatissimo uso della parola “inchiavabile” che coincide con un basso numero sia di rapporti sessuali che di rapporti col gambaletto. La relazione è semplice: più selettivi sono i criteri d’ingresso, meno gente entra. La sorpresa è che diminuisca di pari passo anche il rifiuto del gambaletto.

Nel 2012 (anno in cui in alcuni paesi dell’Eurozona si verifica una timida ripresa economica) la parola “inchiavabile” subisce un crollo e viene sopravanzata sia dai rapporti sessuali totali che da quelli col gambaletto. Poi succede che l’inchiavabilità torni a essere in rialzo, sopravanzando sia sesso che gambaletto.

La fase dura per un periodo di 3 anni, poi nel 2016 il numero dei rapporti sessuali supera l’inchiavabilità e traina verso l’alto anche i rapporti col gambaletto che l’anno dopo (il 2017) sorpassano per la seconda volta nel periodo l’inchiavabilità (che registra pure un ritardo importante dai rapporti sessuali totali).

“La tendenza è positiva, ma non bisogna abbassare la guardia” è stato il commento di Sesso Tra Sfigati. “L’inchiavabilità è un concetto malato che tende a classificare le persone in caste sessuali e/o affettive. In tutto ciò il gambaletto è assurto a simbolo di libertà e integrazione.

Fuck the mainstream.”

*Realizzata con la formula: Form Auto Keep Enter (FAKE)

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Le peggiori esperienze con strafighi

Sesso Tra Sfigati raccoglie anche esperienze negative di sesso con persone molto attraenti (strafighi o strafighe). Queste persone, spesso, sono afflitte da narcisismo, quindi non in grado di creare uno scambio gratificante col partner (leggi qui). Ce ne parla una lettrice. Non è dato di sapere se il racconto sia reale al 100%, però è davvero efficace. Buona lettura:

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La persona di cui parlo è conosciuta e preferisco non dire nulla che possa identificarlo. È un figo della madonna, questo glielo riconosco. Il fatto è successo dopo una delle sue esibizioni pubbliche che fa in giro per l’Italia. Io ero presente e decisa a farmelo, ero andata lì apposta (scusate tanto). Non è stato difficile agganciarlo dopo che aveva finito di firmare autografi. Siamo finiti dietro le quinte e ho iniziato a praticargli del sesso orale. Non per vantarmi, ma gliel’ho fatto davvero bene.

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Giuro, davvero. Non gliene importava niente di me, del pompino, eccetera.

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Lui intanto gemeva. Però forse mi sarei aspettata di più. Sembrava troppo regolare, quasi tipo quando russi. Alla fine è venuto senza darmi alcun preavviso (quasi sempre i maschi ti dicono un “vengo” per farti capire che, se vuoi, puoi stare lì a bocca aperta oppure puoi scansarti). Lui manco per un tubo. Il suo prezioso liquido mi è finito un po’  sulle labbra, un po’ in faccia, un po’ sulla camicetta.

Lui si è tirato su le mutande e i pantaloni in fretta e ha detto una cosa che mi ha gelata: “Ti è piaciuto?”

A parte che avrei dovuto dirlo io. La fatica era stata tutta mia, il piacere tutto suo. Ma poi ho notato una cosa assurda: non aspettava minimamente la mia risposta. La domanda l’aveva fatta a se stesso!!! “Ti è piaciuto?” Giuro, davvero. Non gliene importava niente di me, del pompino, eccetera.

Stava intervistando se stesso.

Sono andata via in fretta senza salutarlo. “Ehi, ciao” mi ha detto distrattamente (forse era nel pieno dell’autointervista). A casa mi sono messa a lungo sotto la doccia sfregando come una pazza, mi sono lavata i denti, ho fatto degli sciacqui furiosi con collutorio.

È stata un’esperienza surreale.

“Ti è piaciuto?” ma vaffanculo!

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“Ti amo” è la frase più oscena che ci sia?

Due amanti

Ti amo

In quali casi dire “Ti amo” può essere una trasgressione? Ovvio: in una storia di sesso, dove il massimo della soddisfazione fisica equivale a nessun sentimento.
In un post precedente (Incontri tra gente che non si piace) viene raccontata una situazione più diffusa di quel che si pensi: la storia di sesso con  un partner che in condizioni normali non piacerebbe, col quale scatta qualcosa che va oltre la semplice estetica.
In questo post, la medesima protagonista si concentra sulla sorpresa più grande di tutte: quando, durante il sesso, prorompe la frase più fuori luogo di tutte: “Ti amo”.

 Attenzione: questo articolo contiene descrizioni di sesso esplicito, non pornografico, ma che hanno un valore di contenuto e testimonianza.

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Ogni tanto tra noi quella frase lì viene fuori. La dico io, la dice lui (sussurrata, rauca urlata). Io veramente la penso pure. Addirittura. Non gli ho mai chiesto se venga in mente anche a lui.

“Ti amo”: sempre al culmine di qualcosa.

In un porno non succederebbe mai. Lì dicono “Oh my God! Oh yeah! Sì, sì, dai, ancora! Oh baby!”

Non così tra noi.

Al culmine di quando mi prende da dietro, quanto l’attrito  iniziale diventa un godimento travolgente. Mentre lui mi colpisce a fondo, concentrato a sbattermi con violenza crescente, mi esce fuori un:

“Ti amo, ti amo, ti amo”

Lui, quasi come a farmi il coro, non appena ha trovato il ritmo giusto, scandisce il ritmo degli affondi: Continua a leggere

La Camera di Valentina: Maneskin l’ambiguità che vende

Oggi i Maneskin, domani chissà…

I Maneskin gruppo di culto uscito da X Factor

I Maneskin (da http://www.repubblica.it/)

Secondo articolo di La Camera Di Valentina, rubrica su arte, sessualità e iconografia a cura di Gea Di Bella (leggi il precedente Semiotica della bocca aperta) Qui vendono analizzati i Maneskin, fenomeno uscito dall’ultimo X-Factor.

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Che la musica fosse intrisa di carnalità e sentimento non lo scopriamo oggi; che il rock rispecchi al meglio questa essenza binomiale, neanche; che oggi sia la musica, sia la carnalità, sia il sentimento, sia il rock siano un po’ in crisi di nuove idee, be’, lo sappiamo talmente bene che ormai ci abbiamo fatto quasi l’abitudine…

Ma non è mai tardi per farsi un’idea di quello che ci circonda, per contestualizzare, cercare di analizzare, carpire le contraddizioni e le delizie di questi nostri giorni e magari, chi lo sa, cambiarli.

La vostra Valentina è qui per questo – se non ci aiutiamo tra di noi…-. Incuriosita dalla radio, è andata a cercare notizie riguardi certi “Maneskin”, scoprendo che è la nuova band rivelazione di X Factor; che fa rock – contaminato da altri generi per non definirne alcuno – e che causa un’esplosione ormonale su soggetti che variano dai 16 ai 50 anni.

Secondo voi la vostra Valentina poteva farsi sfuggire quest’ultimo dettaglio? Non c’è niente che intrighi di più di nuova musica che sia tanto attraente da fare svenire chiunque l’ascolti.

“Nuova”, poi, è in realtà un aggettivo che lasciamo a chi se ne intende, magari. Una diatriba su i Maneskin dal punto di vista tecnico, musicale e originale non vogliamo causarla, non oggi.

Questi giovanissimi ragazzi stanno vivendo il loro sogno sotto le luci della ribalta e l’unico augurio che è il caso di fare è quello di continuare a crescere e a divertirsi; come possiamo sapere, d’altronde, che tra qualche anno, superate le bufere del pubblico, non si rivelino proprio la band geniale del nostro secolo?

Quanti altri gruppi sono passati sotto il fango dell’opinione pubblica per poi sorgere splendenti sopra le teste di tutti?

Purtroppo però Valentina stasera qualcuno lo farà arrabbiare comunque; dovrà comunque fendere una lama di delusione verso tutti i fan e tutte le fan che necessitano un cambio di mutande quando sono intenti a mirare l’aurea erotica di questi ragazzi.

David Bowie, occhiali, sigaretta, capelli arancioni

David Bowie (da Rolling Stones) un simbolo anche “visivo” ma non solo questo

Perché non solo parliamo di una manovra strategica di vendita di immagine assolutamente banale – la rock star tutta sesso e voce graffiante che non sai da che lato ti piglia è una scuola fondata anni e anni fa, da maestri tuttora insuperati -, ma anche di un erotismo scarno, patinato e finto che bisogna essere altrettanto barbie per poterci cascare. Continua a leggere