Quasi Perfetta (racconto di Paola Rambaldi)

reggiseno sportivo, quasi perfetta

a volte la visione del seno può riservare delle sorprese davvero particolari anche in chi è quasi perfetta

La scrittrice bolognese Paola Rambaldi* ci propone uno dei suoi deliziosi racconti presi dalla vita di tutti i giorni, dall’osservazione di una sessualità altrui a volte assai bizzarra. In questo caso l’attrazione verso una donna “quasi perfetta”. Buona lettura… (leggi altro nella sezione Racconti)

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L’amico che da decenni ti confida le sue conquiste:

– Sai, qualche settimana fa ho conosciuto Anna, una tipa bellissima.

– Oh finalmente! Ne  sono proprio contenta.

È  da un po’ che non si fidanza e da tempo lamenta la sua condizione di single.

– E com’è?

– Simpatica, occhi bellissimi, battuta pronta, e poi è molto alta, e lo sai che mi piacciono alte…

– Lo so lo so. Ed  è anche libera di stato? Sì insomma non è fidanzata o sposata come le altre?

– No no, questa è  libera, liberissima.

Eppure la faccia del tuo amico non è serena e  mentre parla lascia continue pause che lasciano presagire un ma… che  tarda ad arrivare.

– E, avete già… consumato?

– Sì sì.

– Però non ti sento convinto.

– Non è che non sono convinto, è che  quando si è spogliata aveva delle tette che… ecco io delle tette così non le avevo mai viste…

– Beh! Non sarà la prima con le tette rifatte.

– Non erano rifatte, ma erano strane.

– Strane come?

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TRICOFILIA un racconto di Fabrizio Borgio

Donna con gonna corta, tricofilia?

Andiamo alla ricerca di cosa c’è sotto, fosse anche Tricofilia non importa

Un bellissimo racconto di Fabrizio Borgio*, perfettamente in linea con la filosofia di Sesso Tra Sfigati.  Racconta la nascita di un’attrazione verso una donna non propriamente depilata… Bisogna dire che, in questo caso, più che di feticismo o parafilia, si tratta di estrema naturalezza. Buona lettura:

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Una giornata di sole gliela rivelò. Una mattina in ufficio, la luce improvvisa, quasi inaspettata di fine marzo che si allargò dalla finestra e illuminò scrivanie, raccoglitori, impiegati e impiegate. E lei.

Alessio d’improvviso si ritrovò a osservarla con la meraviglia e l’interesse di qualcuno che riscopriva un panorama che aveva sempre avuto sotto agli occhi. La discreta, silenziosa e sovente scostante collega della scrivania a fianco, la Doriana, una donna ancora giovane, non appariscente, non bella ma, specie ora, decisamente non brutta.

Una biondina slavata che si truccava troppo e vestiva senza ricercatezza, in maniera obsoleta, con golfini dai colori neutri, le gonne della nonna e spesse calze di nylon come non se ne vedevano in giro dagli anni ’80 eppure quel giorno, il sole gliela accese davanti con forza inaspettata. Alessio si piegò in basso e con la mano tastò il pavimento sotto di sé a cercare una biro che era rotolata giù e lo sguardo, in automatico, andò alle gambe.

Non era molto alta la Doriana ma le gambe erano ben disegnate, I polpacci torniti da contadina, le ginocchia rotonde. La luce faceva scintillare il nylon. Le dita di Alessio toccarono la biro e la spinsero più in là, verso il piedino della scrivania della collega; senza pensarci si alzò e chino si avvicinò a lei per recuperare la penna vagante. Fermo, un ginocchio sul pavimento si sforzava di dilatare I secondi per godere il più possibile della contemplazione che stava rubando alla produttività del giorno.

Doriana era concentrata sullo schermo del computer, impegnata a battere sulla tastiera con ticchettio irregolare. Suonò il telefono, lei si sporse per afferrare la cornetta e nel mentre accavallò le gambe e accavallandole, con quella mossa così rapida e repentina, scostò un lembo della gonna regalando ad Alessio uno scorcio inaspettato e generoso della coscia. Ipnotizzato l’uomo aguzzò lo sguardo, proteso in avanti come un cane da punta davanti alla preda e così li vide.

Peli.

Le gambe di Doriana erano tutte ricoperte da sottili peli velati dalle calze. Una peluria rada ma diffusa la zigrinava dalle cosce alle caviglie simili al tratto nervoso della matita di un disegnatore. Alessio deglutì pervaso dalla voglia inaspettata di far scorrere le proprie mani lungo quelle gambe, sentendo quei peli rizzarsi al proprio tocco esattamente come a lui qualcos’altro si stava sollevando stimolato dall’inedita, eccitante fantasia.

Infine si decise a recuperare la biro e rialzandosi, Doriana che aveva parlato al telefono per tutto quell’indefinito tempo che era intercorso dalla chiamata al recupero della penna, ruotò gli occhi scuri osservandolo di sbieco.

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Sono così sulle gambe, sulle braccia e la mia pelle è delicata e sensibile, tanto che non può sostenere nessun tipo di depilazione…

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La Spaccata

La scrittrice bolognese Paola Rambaldi* continua a raccontarci le storie poco convenzionali di desiderio capitate davvero nella vita della gente comune. Dopo La Culona e Le caviglie grosse di Ornella Muti, è la volta de La Spaccata (con un “salto” davvero inusuale). Buona lettura!

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La 24enne Livia era istruttrice acrobatica e si esibiva per teatri.
Serviva una che entrasse con un paio di salti mortali in un musical? Chiamavano lei!
Serviva una che volasse appesa a testa in giù sul palco dell’ultima commedia in città? Eccola!

Serviva una da chiudere in una valigia per un film? E Livia c’era!

Poi teneva corsi di salto acrobatico per palestre, il  tutto per mantenersi agli studi universitari e per non gravare troppo sui suoi che già pagavano un affitto salato per un misero posto letto a Bologna.

In giro c’è più gente interessata a imparare i salti mortali di quanto immaginiate.
Nella vita possono sempre servire. Prima o poi piazzate lì un’acrobazia alla vostra bella e farete sempre la vostra porca figura.

 Ai corsi ce n’erano sempre almeno cinque desiderosi di imparare il salto mortale da fermi, per lo più ballerini di breakdance, poi c’era lui che voleva fare l’attore.
Non arrivava ai 30 ma era già calvo, anche se si ostinava a non tagliare l’aureola rossiccia folta e riccia ai lati delle orecchie che teneva sciolta sulle spalle. Sarebbe bastato rasare via tutto per acquistare un minimo di decenza, ma a lui i capelli dovevano piacere così. 

Come non bastasse aveva anche un naso alla Pippo Franco, con bocca larga e occhi languidi all’ingiù alla Fabrizio Staffelli. Insomma non era proprio quel che si dice un adone, eppure Livia l’aveva visto spesso per locali in compagnia di belle ragazze che se lo sbaciucchiavano tutto.

Chissà, magari fisicamente presentava sorprese che non ti aspetti e svestito, sotto quegli stracci sformati, forse non era nemmeno niente male, ma quella pelata e quel naso per Livia erano  un bel deterrente.

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non mise biancheria intima, che per quel che aveva in mente sarebbe stata solo d’intralcio

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Esageratamente sexy (racconto)

pancia sexy

Le fantasie sexy possono andare laddove non si pensava minimamente

Questo racconto di Tracy Whitney  parla di fantasie dimenticate da tempo, pronte a esplodere nel presente verso chi non si immaginerebbe nemmeno un po’ sexy. Tutto ciò è perfettamente in linea con la filosofia di Sesso Tra Sfigati. Tracy Whitney a dispetto del nome anglosassone potrebbe abitare da qualche parte della nostra Pianura Padana… Buona lettura!

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Vanessa non aveva più di diciassette anni quando vide quell’immagine che ebbe a rivoluzionare le sue preferenze sessuali.

E non si trattava di un’immagine sexy, nemmeno un po’. Era una tavola di un giornalino a fumetti, una cosa che pareva non aver nulla di eccitante. Anzi.
La scena ritraeva un divanetto di un night club. Una ragazza in abiti succinti sedeva sulle ginocchia di un uomo dalla pancia prominente. L’uomo stringeva con una mano la vita della ragazza, con l’altra mano reggeva un sigaro, oppure un bicchiere. Il viso dell’uomo era gonfio.

Quella notte, Vanessa non dormì. Pensava al contrasto tra la figura esile della ragazza, e quella corpulenta dell’uomo. Pensava alla mano di lui, quella mano enorme che, Vanessa immaginava, sarebbe passata rapidamente su una coscia della donna, per poi risalire sotto la gonna cortissima, insinuarsi sotto lo slip, toccando ed esplorando. Il contrasto tra il corpo trasbordante di lui e la snellezza di lei eccitò Vanessa al punto di indurla a pensare alla coppia e a quel che avrebbero fatto per svariati giorni e notti a seguire.

Poi, pian piano, Vanessa smise di pensare a quell’immagine, fino a dimenticarsene del tutto.

Fino al giorno in cui lo incontrò. Non lo riconobbe, era Giacomo, un collega dell’ufficio. Un commerciale, con la sua brava valigetta di cuoio, la camicia e la giacca. Ogni tanto, invece della camicia, portava un pullover che si tendeva sul suo ventre gonfio. Vanessa si riferiva a lui chiamandolo “Il ciccione”, e lo guardava mescolando la simpatia a un leggero disgusto.

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L’orgasmo era il mare in tempesta, era il terremoto, era qualcosa che la faceva tremare…

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Le caviglie grosse di Ornella Muti

Caviglie grosse? Ornella Muti

Ornella Muti splendida in una scena de La Stanza del Vescovo (click sull’icona per l’immagine originale) alla faccia delle caviglie grosse

Paola Rambaldi* (autrice anche del racconto La Culona che ha avuto il record di impressioni su Google per il blog) ci ricorda La Stanza del Vescovo film dove Ornella Muti non è mai stata così bella e affascinante. Eppure qualcuno l’ha schifata per via delle caviglie grosse. Questo per Sesso Tra Sfigati è uno sbaglio, le caviglie non devono essere mai un fattore antisesso.

Però, con un colpo di scena, Ornella Muti viene snobbata in favore della propria compagna assai meno avvenente, ma provvista di leggendarie doti vaginali non del tutto specificate. Questo, per Sesso Tra Sfigati è invece assai positivo. Buona lettura!

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Era il 1977, ero sposata da poco al primo coniuge e di sabato lasciavamo i bambini alle suocere per andare al cinema con una coppia di amici. Adoravamo l’ultima proiezione, anche se in quel periodo fumavano  tutti come turchi ed entrare  in sala era come immergersi nelle nebbie  della Bassa.
Ricordo  che mi piacque molto La stanza del vescovo.

La giovanissima Ornella Muti, nel ruolo di Matilde, in quel film era di una bellezza mozzafiato.

C’era una scena particolarmente erotica di lei che raggiungeva l’orgasmo  cullandosi semplicemente in altalena e un’altra dove saliva in barca con un costume bianco intero trasparente. Ugo Tognazzi nel ruolo di Temistocle Orimbelli, fissandola con occhi lucidi adoranti, mormorava “Maffei, ma lo sa che in certi particolari momenti la tinca mi fa piangere? Mi commuove. Anche le tette, eh! Il culo invece mi fa ridere!»”. Continua a leggere

La Culona

 

La scrittrice bolognese Paola Rambaldi* ci delizia con un racconto di vita vissuta in cui la mania per la perfezione viene sconfitta da quella per una parte del corpo. Questo è il senso profondo di: “La Culona“. Buona lettura…

La Culona

Immagine da http://www.50sfumaturedioutfit.com/ fai click sull’icona per andare all’immagine originale

Il mio amico Angelo era sposato da una vita con la stessa moglie che non avrebbe mai lasciato per tutto l’oro del mondo. La  santa donna gli aveva sempre perdonato ogni scappatella senza rompere le palle.
Varie amanti si erano susseguite negli anni, sempre più giovani e sempre con dei fisici da paura. Dei fisici da copertina di Play Boy per intenderci. Era un fissato per la perfezione.
Io ero la sua confidente. Pranzavamo insieme tutti i giorni durante le pause lavorative e ogni volta mi diceva “Apri il cruscotto e guarda cosa c’è!” io aprivo e mi mostrava delle mutandine in pizzo o dei perizomini colorati che le donne gli lasciavano in pegno durante le cene al ristorante.
“Questo è di tizia” e giù a raccontare la  serata piccante.
“E questo invece è il perizoma di Caia, hai presente quella che faceva tanto la difficile?”
Poi un giorno raccontò di essersi incaponito per una culona, come la chiamava lui.

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…allargava le mani nel gesto di prenderla mimando i colpi pelvici…

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“Una culona?”
“Sì, non è brutta, perlomeno non sarebbe brutta se…”
“Se?”
“Se non avesse un culo grosso esagerato, ecco”.
“Ma non ti piacevano solo i sederini piccoli e sodi?”

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